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RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

spiritualità cristiana («– Amico, hai vinto: io ti perdon… perdona / tu ancora, al corpo no, che nulla pave, / a l’alma sì; deh! per lei prega e dona / battesmo a me ch’ogni mia colpa lave –», 66, vv. 1-4). Le voci languide (66, v. 5) della donna morente producono nel vittorioso guerriero una metamorfosi interiore, facendogli sentire «un non so che di flebile e soave» (66, v. 6; si noti l’analogia con la coppia tenera e leve, 64, v. 6, che aveva siglato la metamorfosi di Clorinda da guerriera in donna), che finalmente «ogni sdegno ammorza» (66, v. 7) e lo induce a un misterioso ma presago pianto («gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza», 66, v. 8), che non è ancora quello della disperazione che seguirà al definitivo svelamento della nemica-amata. A replicare la situazione esistente tra Clorinda e Tancredi, separati dall’appartenenza a campi opposti prima che dalla morte, c’è la vicenda della dolce Erminia, che tra le mura di Gerusalemme sospira d’amore per Tancredi, tanto da decidersi a uscire nottetempo dalla città per incontrare l’oggetto della sua passione, ma le circostanze la cacciano fuori dal teatro di battaglia e la fanno arrivare in un arcadico mondo di pastori, così che solo alla fine del poema potrà vedere Tancredi e curarlo delle ferite che ha ricevuto da Argante nel duello in cui il fiero campione pagano è stato ucciso. Qui il legame sentimentale di cui ci parla Tasso è il legame, tra l’altro unidirezionale, che si è sviluppato da parte di una donna, nella fattispecie una principessa, figlia del re di Antiochia, ed un uomo del campo nemico, che si rivela vincitore e, in quanto tale, rispetta le regole cavalleresche e cortesi e proprio per questo accende l’amore di lei. L’archetipo operante sembra essere con ogni probabilità quello che potremmo definire della ‘donna innamorata del nemico’137, un archetipo in cui si manifesta con plastica evidenza l’opposizione tra le leggi del cuore e quelle della patria, tra l’innamoramento (la fascinazione compiuta involontariamente dallo straniero sulla donna) e il rispetto dell’appartenenza a una comunità, anche (ed anzi, in prima istanza) familiare; un archetipo, cioè, che molto probabilmente è strettamente legato anche a un suo proprio significato psicanalitico, prima ancora che a situazioni storiche, con riferimento cioè al conflitto tra eros adulto e affetti familiari, prospettive di passione amorosa e radici familiari. Un archetipo, inoltre, che, anche al di là dei significati psicanalitici, forse significa la forza contrastiva, ossimorica, interna all’amore stesso, e cioè la dimensione dell’amore-dolore, dell’amore-nemico, della forza ‘nemica’ interna all’amore, insomma quell’ odi et amo consustanziale a ogni amore, che si sostanzia in quest’archetipo in un uomo nemico e al contempo amato, amato benché sia nemico. Diverso aspetto assume l’amore della storia di Rinaldo e Armida, dislocata su più canti, che dimostra che esso non si riduce solo a strumento dell’offensiva infernale e a schiavitù dei sensi. Il rapporto tra i due personaggi permette al Tasso di rappresentare anche la dimensione privata e sentimentale dell’amore, esplorandone le dinamiche con finezza psicologica e partecipazione emotiva. Questa dimensione appare sottratta a ogni giudizio morale e può attribuire un altro senso al sintagma del primo verso del poema, le “arme pietose”, ovvero armi non solo mosse dal fervore religioso della Crociata, ma capaci persino di assecondare i moti affettuosi del cuore. Inoltre qui è il personaggio stesso che muta: Armida si trasforma da strumento dell’offensiva infernale a donna che probabilmente si converte al cristianesimo, da allegoria della seduzione diabolica eredita il pathos di eroine abbandonate (la Didone virgiliana, l’Arianna di Catullo e l’Olimpia dell’Ariosto) fino alla riconciliazione in cui le lagrime dei due si mescolano e avviene la resa completa: «- Ecco l’ancilla tua; d’essa a tuo senno / dispon – gli disse – e le fia legge il cenno - » (XX, 136, vv. 7-8). Tasso, invero, trasportava una serie di metafore proprie della tradizione lirica nel suo poema, conferendole consistenza narrativa e realizzandole nelle storie di che riguardano le sue eroine: alludo alla donna amata come nemica o viceversa, la prigionia e il trionfo d’Amore, la ferita e la cura della passione. 137

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Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

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