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RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

osservano dall’alto i guerrieri più valorosi, tra cui Tancredi che appare ai loro occhi “feroce e leggiadro” mentre si appresta a una giostra. Quando il re le chieda chi sia, la sua risposta è contraria a quelli che sono i suoi reali sentimenti: XVIII. Chi è dunque costui che così bene S’adatta in giostra, e fero in vista è tanto? A quella, in vece di risposta, viene Su le labra un sospir, su gli occhj il pianto. Pur gli spirti e le lagrime ritiene, Ma non così che lor non mostri alquanto: Chè gli occhj pregni un bel purpureo giro Tinse, e roco spuntò mezzo il sospiro. XIX Poi gli dice infingevole, e nasconde Sotto il manto dell’odio altro desio: Oimè! bene il conosco, ed ho ben donde Deggia fra mille riconoscerl’io: Chè spesso il vidi i campi e le profonde Fosse del sangue empir del popol mio. Ahi quanto è crudo nel ferire! a piaga Ch’ei faccia, erba non giova, od arte maga.

I sospiri, gli occhi arrossati sono in netto contrasto con la sua risposta, in cui è costretta a essere «infingevole», a dissimulare la verità e celare i sentimenti che si agitano nel suo cuore. Sotto l’apparente odio cova, infatti, il suo desiderio d’amore. I versi successivi 149-152 sono caratterizzati dall’ambiguità perché Erminia ricorda i suoi concittadini caduti per mano di Tancredi durante la guerra combattuta presso Antiochia e citando le ferite insanabili inferte da lui in battaglia allude alla sua piaga d’amore che non può essere guarita né con erbe mediche né con arti magiche. Il topos della ferita d’amore, in questo caso è di ascendenza petrarchesca140, ma anche Ariosto141, usa l’immagine della ferita insanabile per esprimere l’afflizione di Bradamante dovuta alla gelosia. Si possono addurre altri episodi in cui Erminia è costretta a fingere per celare i suoi sentimenti adottando l’espediente del travestimento che, insieme con la suddetta dissimulazione, caratterizza il personaggio della donna e del suo lacerante dissidio interiore. Nel canto VI si vede costretta a indossare l’armatura di Clorinda per cercare di raggiungere e curare Tancredi ferito nel duello con Argante. Neppure la profonda amicizia che la lega a Clorinda fa sì che le possa rivelare il suo tormentoso segreto. Il travestimento e la sortita di Erminia sono tutti giocati attraverso un lessico e oggetti che attengono all’ambito guerresco, esempio eclatante è appunto l’armatura. Nelle ottave CIII e seguenti esprime tutta la sua passione d’amore in termini elegiaci e si abbandona al suo lamento, complice una suggestiva notte rischiarata dalla luna di derivazione virgiliana e petrarchesca. Quando passa nell’accampamento cristiano, pensa a Tancredi come suo signore ricordando i tempi in cui era stata sua prigioniera e prova l’illusione di poter trovare pace tra le armi, palese ossimoro, per indicare dove si trovi il suo amato.

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FRANCESCO PETRARCA, Canzoniere, LXXV LUDOVICO ARIOSTO, Orlando Furioso, XXXI, 5

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Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

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