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RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

Profondo si' che pensi:"or L'alma fugge E 'n lei trapassa peregrina". Ascosi Mirano i duo guerrieri gli atti amorosi. I due guerrieri dell'ultimo verso sono Carlo e Ubaldo che rappresentano la razionalità, il dovere, gli obblighi morali che Rinaldo deve rispettare, gli mostrano uno scudo adamantino in cui si rispecchia. Riconosciuta la propria identità perduta, disdegnato il suo aspetto effeminato, lascivo e ornato d’inutili orpelli, si affretta a uscire "dalla torta confusione del labirinto". Ridestato dal soggiogamento erotico della maga, è pronto ad affrontare la guerra e spezzare l'incantesimo della selva di Saron. Armida da maga diventa donna, delusa e abbandonata, il suo lamento d’amore può essere paragonato a quello della Didone virgiliana147, quando la regina scopre la partenza che Enea prepara a sua insaputa, o all’Arianna di Catullo, abbandonata da Teseo sulla spiaggia deserta148. LVII «Né te Sofia produsse e non sei nato de l’azio sangue tu; te l’onda insana del mar produsse e ‘l Caucaso gelato, e le mamme allattàr di tigre ircana. Che dissimulo io piú? l’uomo spietato pur un segno non diè di mente umana. Forse cambiò color? forse al mio duolo bagnò almen gli occhi o sparse un sospir solo? LXIII Quali cose tralascio o quai ridico? S’offre per mio, mi fugge e m’abbandona; quasi buon vincitor, di reo nemico oblia le offese, i falli aspri perdona. Odi come consiglia! odi il pudico Senocrate d’amor come ragiona! O Cielo, o dèi, perché soffrir questi empi fulminar poi le torri e i vostri tèmpi? LIX Vattene pur, crudel, con quella pace che lasci a me; vattene, iniquo, omai. Me tosto ignudo spirto, ombra seguace indivisibilmente a tergo avrai. Nova furia, co’ serpi e con la face tanto t’agiterò quanto t’amai. E s’è destin ch’esca del mar, che schivi gli scogli e l’onde e che a la pugna arrivi, LX là tra ‘l sangue e le morti egro giacente mi pagherai le pene, empio guerriero. Per nome Armida chiamerai sovente ne gli ultimi singulti: udir ciò spero.» Or qui mancò lo spirto a la dolente, né quest’ultimo suono espresse intero; e cadde tramortita e si diffuse di gelato sudore, e i lumi chiuse. 147 148

VERGILIUS, Aeneis IV, vv. 365 e segg. CATULLO, Carmina, LXIV, 132 e segg.

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Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

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