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RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

l’appassionata ragione e le necessità dell’ascolto»14. Dialetto, dunque, come contesto di vitalità e di continua costruzione e non come fosca ombra di un passato che si cerca di commemorare pietosamente («La poesia dialettale non è una “periferia poetica”, che risplenda di bagliori precari o riflessi, ma una scrittura autonoma, tessuta sulla fondatezza delle proprie modalità e delle proprie rese»15); ecco perché Moretti è in grado d’inscrivere la possibilità di adozione di questo codice anche per situazioni che, forse in passato, la comunità locale non sentiva consone o autentiche al dettato della sua parlata: «Col dialetto si possono percorrere tutti i progetti di scrittura, affrontare temi politici e morali, esprimere l’utopia, o anche ricercare la propria identità attraverso le ragioni o i prestiti della biografia e della memoria»16. Ed è questo un insegnamento non da poco, che aiuta a far chiarezza sull’effettiva potenzialità di un codice linguistico “di minoranza” quale il dialetto per la sua limitata estensione appare, e sulla ricchezza delle espressioni di un’antichità che non debbono essere semplicemente tirate fuori dalla teca e spolverate ma rilette e continuate alla luce della modernità e del presente che incalza. Affinché ciò avvenga il dialetto deve costruire giorno dopo giorno un legame sempre più rassicurante e onesto con il tempo dell’attualità – senza dare il benservito al passato né operare revisionismi perigliosi – come dal poeta teatino ben evocato in un altro passaggio: «Il linguaggio, in poesia, deve farsi opportunamente sperimentale: anzi, ogni poeta deve ricercare sempre il suo linguaggio, che è l’unico in grado anche di assicurare la sua testimonianza presso altri e, nello stesso tempo, di conservarla autentica»17. L’atteggiamento meditativo che pervade la poesia morettiana – tanto quella in dialetto che in lingua – prende la forma di componimenti tesi a un tentativo di confessione, che non di rado assumono i tratti di una preghiera o di una sorta di riflessione allo specchio. L’autore, che spesso osserva di trovarsi dinanzi a misteri e dubbi, non manca d’indagare con vie non facilmente pronosticabili da parte del lettore, possibilità altre di significazione, sviluppo, di elaborazione di questioni che, se non direttamente lo opprimono, di certo lo riguardano e lo fiaccano di una certa misura. Come osservato da Dante Cerilli che ha dedicato un affascinante studio all’opera di Moretti sotto il titolo evocativo de L’enigma e la forma (1995), «La poesia […] nonostante le interrogazioni, gli smarrimenti, le attese precarie in cui si misura e talvolta si lacera il soggetto […] esiste come presenza certa nella storia e può dunque valere come mezzo di auto (benché momentaneo) ritrovamento, non assimilabile alle altre attività conoscitive dell’uomo».18 E poi – nel tentativo, pur arduo (ma assai riuscito) di dare una configurazione della tipologia di testi e contenuti adoperati dal poeta teatino – ha osservato: «L’opera di Moretti […] procede per esposizioni, riprese, epiloghi e soste affabulanti, e tra incisi, rituali di memoria e proiezioni d’anima, assunti con la ricerca del vero e resi partecipi alla coscienza come in una sinfonia di parole o come in una romanza musicale: centellinata su motivi di fondo che danno corpo all’ansia comunicativa dell’autore, il quale evolve il suo dettato verso 14

VITO MORETTI, Le ragioni di una scrittura, op. cit., p. 22.

Ivi, p. 89. 16 Ivi, pp. 17-18. 17 Ivi, p. 19. 15

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DANTE CERILLI, L’enigma e la forma. Introduzione alla poesia di Vito Moretti, Giuseppe Laterza Editore, Bari, 1995, p. 37.

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Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

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