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RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

un percorso da intraprendere? D.B.: Devo dire che non mi trovo molto in consonanza con questa domanda. Infatti non sono interessata a un linguaggio per soli iniziati, altrimenti non avrei mai scritto il saggio La poesia salva la vita, non amo l’etichetta di “intellettuale”, voglio rivolgermi a dei lettori. Da molto tempo ho fatto tesoro di quanto disse René Daumal a proposito dei due livelli che dovrebbe avere un testo: un primo livello abbastanza semplice perché lo legga anche un bambino, ma poi ci dev’essere un altro livello, più complesso e profondo. Ho sempre tenuto presente questo nella mia scrittura, anche perché corrisponde a una mia vocazione naturale. Tanti anni fa alcune mie poesie furono rifiutate da Alfabeta perché troppo “semplici”. Le mie poesie non sono semplici, per capirle bisogna in genere andare in profondità, tuttavia usano un linguaggio apparentemente chiaro, sono lontane dall’oscurità di tanta poesia di oggi che non sembra veicolare alcun significato ma solo una serie di brandelli percussivi come scariche elettriche. Per esempio in Inganno Ottico una poesia di due soli versi come Vivendo: “Contro il vetro/ il disegno di un respiro/ - prima e dopo, invisibile” potrebbe essere considerata elementare, ma è come un sasso lanciato su una superficie d’acqua immobile: vi dischiude infiniti cerchi. Del resto, anche Cristo non ha mai formulato teorie. Il suo non è mai stato un linguaggio per iniziati. Si esprimeva attraverso semplici metafore. Tuttavia quanto ci si è sforzati, nei secoli, di capire fino in fondo queste metafore! Perciò possiamo anche, al livello a cui riusciamo ad arrivare, cercare di seguire il suo esempio. E’ vero che per cogliere certi aspetti della mia poesia occorre una certa preparazione culturale e sono gli aspetti di cui stiamo parlando qui, ma è una poesia che si trasmette anche a un lettore non particolarmente colto e intellettuale, infatti la mia poesia ha sempre vinto premi delle giurie dei lettori davanti a poeti magari più istituzionalizzati di me, perché credo trasmetta qualcosa per cui molte persone nel corso degli anni mi hanno ringraziato. Vorrei permettermi di cogliere l’occasione per dire che l’eccesso di intellettualismo ha distrutto, in questi ultimi decenni, il rapporto poeta/lettore di poesia creando una sorta di abisso invalicabile, e per lo più solo i poeti oggi si leggono fra loro, quando si leggono. Diciamo che la mia poesia è un lavoro letterario, in quanto posso lavorare anche per anni su un singolo testo dal punto di vista del linguaggio, e in quanto naturalmente il mio lavoro di scrittura ha un retroterra di molti studi e letture, di molto lavoro sui testi anche altrui attraverso un’attività di traduttrice di poesia, ma non è tuttavia una poesia “letteraria”, intendendo per letterario qualcosa in cui l’aspetto culturale, l’astrazione teorica e l’artificio intellettuale prevalgono, alla fine lontana da quelli che io ritengo essere i veri valori della poesia e della vita.

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Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

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