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RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

fondamentale della poesia come il ritmo viene completamente snaturato. Le poesie “centrate” la dicono lunga sul preteso “uomo nuovo” di oggi. In una poesia come Smania o come Pernice di Luzi, gli spazi creano un movimento fra l’alto e il basso, uniscono cielo e terra, il ritmo si fa immagine, l’immagine si dissolve in puro ritmo. Penso tuttavia piuttosto che l’importanza degli spazi bianchi, degli stacchi irregolari nella pagina, sia quella di aprire degli squarci nel Silenzio, come dicevo prima, e al tempo stesso alonare le parole di Silenzio. Lo scrivo con la S maiuscola perché per me Silenzio è uguale a Mistero, ad Assoluto, parola più che mai oggi bandita nel mondo del relativo. Io in realtà credo più che in un Assoluto, in un “Relativo assoluto”, nozione in cui mi conforta la fisica quantistica che, sia pur da ignorante, ho tenuto tuttavia più volte presente nei mie testi e anche in alcuni miei saggi critici, per esempio quello sulla poesia di Giampiero Neri pubblicato di recente su Italian Poetry : è quanto ho cercato di esprimere in un’altra poesia già citata, Il passo, ispirata a un brano di musica contemporanea, che termina con l’affermazione paradossale: “L’infinito finisce”. Su questo tema di un infinito, di un assoluto destinato a scomparire sono tornata più volte: anche nella poesia da te citata, Cosmica, in cui parlo dei “miliardi di stelle/destinati a scomparire”, considerando che le stelle nel nostro immaginario hanno sempre avuto, almeno prima dell’astrofisica, una connotazione di eternità. Lo stesso in una poesia di Rosa Alchemica intitolata appunto Eternità, in cui si allude alle parole come a “un firmamento più effimero/di quello delle stelle” perché “sola/eternità è la docilità che si consuma”. Mi domando: questo “Assoluto Relativo” o “Relativo assoluto”, così moderno, così attuale, corrisponde forse al πάντα ῥεῖ di Eraclito? Non è l’Essere, bensì il Divenire a darci una nozione di Assoluto? E la poesia coglie e fissa questo πάντα ῥεῖ, questo filo d’erba di Char, questo volo di un’effimera, trasformandolo in Assoluto, cogliendone l’insita essenza di eternità. A parte questo non mi sento per niente una pittrice anche se mi piacerebbe tanto esserlo. Penso che i pittori in genere possano essere più felici dei poeti. Nella pittura il contatto con la materia, la manualità sono forti. Questo unisce anima e corpo, crea unità psichica e quindi anche salute psichica. Nella scrittura la fisicità è debole, anche se anni fa per le edizioni Archivi del Novecento di Luigi Olivetti ho ideato e curato una collana intitolata A mano libera, in cui ho pubblicato testi scritti a mano da grandi autori come Luzi Spaziani Adonis. Quanto alla violenza della scrittura o alla scrittura come violenza, non può non esserci violenza all’origine di tutto quanto è vivo. Il parto è violenza. Il sesso, almeno nella sua prima pulsione, è violenza. La vita è innanzitutto una manifestazione di violenza, Il Big Bang è violenza, la scrittura è violenza in quanto assale il silenzio per lacerarlo. M.B.: La sezione Animalia in Inganno ottico è un curioso bestiario metafisico, in cui gli animali vengono ad essere dei geroglifici da interpretare come forme dello spirito, come metafore dell’umanità. Sono veramente questo o c’è anche una simbologia archetipica al di sotto? D.B.: Questo Bestiario ha prima di tutto una valenza psicologica: è nato essenzialmente dall’osservazione e dalla consapevolezza di pulsioni e stati d’animo miei o di qualche persona a me particolarmente vicina in un periodo di forti tensioni della mia vita. Queste pulsioni sono diventate raffigurazione, quasi una serie di emblemi. Lo struzzo e il coniglio la paura, il ragno la pretesa di un controllo intellettuale sulla realtà, l’ippopotamo la lotta interiore tra materialità e spiritualità, mentre Simili agli dei è un’analisi della crudeltà, i pesci sono una figura del sogno e dell’inconscio, il pipistrello che appare invece in Penetrali è sempre un’immagine dell’inconscio sotto forma di incubo, i gabbiani possono essere letti come un’immagine di un rapporto affettivo e dell’irrisolta contraddizione fra sicurezza e 145

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Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

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