Page 146

RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

libertà, fra quotidianità ed evasione. Tuttavia giustamente tu pensi che al di là di queste metafore ci si trovi davanti qui a una simbologia archetipica. Non ho tenuto presente nessuna simbologia riconosciuta al riguardo, benché sia stata un’appassionata lettrice in particolare del ponderoso Bestiare du Christ di Louis Charbonneau Lassay, ma mi sono sforzata di dare ad alcuni animali una valenza metafisica, filosofica, esistenziale, in particolare all’elefante e alla giraffa, ma anche allo stesso ippopotamo, al cammello, la medusa, il topo. Valenza che tiene conto di quelle corrispondenze fra mondo animale, vegetale e minerale che mi hanno sempre affascinato e che ne fanno un unicum speculare al di là di ogni divisione. Anche in questo caso corre in filigrana la convinzione di una rispondenza fra macrocosmo e microcosmo, che forse sì, è la radice stessa del Mito. M.B.: Almeno due testi parlano di un io che scrive poesie ma che non coincide con la tua persona. Più che pensare al rimbaudiano Io è un Altro ho pensato a delle vere e proprie esperienze medianiche: “Qualcuno mi abita / che non sono io. / Qualcuno più grande / che non conosco / a cui devo far posto.”; “C’è una me che scrive poesia / io non so chi sia / è lontana / distante / si affaccia ogni tanto / e mi costringe / ad ascoltare / il suo strano canto.”. “L’essere scritti” di rilkiana memoria è da intendersi veramente in maniera medianica o, forse, agisce una visione mistica della scrittura “sotto dettatura”? D.B.: A questo proposito vorrei di nuovo ricordare, in Sciamano, la poesia intitolata Un giorno di pioggia come tanti in cui alludo all’ispirazione come a “un ritmo/ che corrisponde profondamente a qualcosa/ dentro il mio corpo”, qualcosa contro cui si infrange il “linguaggio quotidiano”, essendo un linguaggio totalmente altro. Sul carattere spesso medianico - e a mio parere costituzionalmente medianico - della poesia, e, in particolari occasioni della mia poesia, ho scritto un saggio per il libro di Vincenzo Ampolo e Luisella Carretta La transe nell’arte, a proposito della genesi di un altro mio testo, cui ho già fatto cenno, il poema mistico Colui che viene. Hai fatto bene a pensare a delle vere e proprie esperienze medianiche, per me particolarmente forti in Inganno ottico e in Colui che viene, ma sottese anche ad altri testi, tra cui Hereafter in Rosa Alchemica. Non mi sono mai riferita consapevolmente all’”Io è un altro” di Rimbaud, perché per me il testo poetico non deve mai porsi in una posizione di consapevolezza volontaria, in qualche modo programmata (penso per esempio all’aspetto fortemente volontaristico, nonostante le apparenze, della “scrittura automatica” di Breton), ma nascere in qualche modo spontaneamente, sia pure da un terreno, diciamo, preparato all’uopo. Ho sempre costruito la mia poetica a posteriori, desumendola dall’atto della scrittura stessa, da come essa è avvenuta, per cui per me la poetica è essenzialmente un’esperienza. Credo sia fondamentale, attraverso la scrittura poetica, la scoperta di un io che non è quello limitato e circoscritto della nostra vita quotidiana, e nemmeno quello nutrito di letture e di cultura, frutto di una speculazione intellettuale, ma un io diverso che rappresenta se vogliamo uno stato di coscienza altro, più sottile e del tutto inconsapevole, almeno nel momento del suo primo manifestarsi. Perfino il mio testo più zen, Inganno ottico, è stato - strano miracolo - un affioramento spontaneo, ma appunto del tutto impregnato di pensiero zen, avvenuto prima che io mi avvicinassi alla pratica, di cui allora non sapevo nulla. E di questo testo, di cui percepivo allora solo confusamente la verità, un maestro zen ebbe poi a dire che, se ne fossi stata invece davvero consapevole, avrei ottenuto l’illuminazione. Ma certo ritrovo pienamente la mia esperienza nelle parole usate da Rimbaud nella lettera a Georges Izambard. Rimbaud si esprime molto chiaramente:” E’ falso dire: Io penso: si dovrebbe dire io sono pensato… IO è un altro. Tanto peggio per il pezzo di legno che si ritrova violino, e sprezzo agli incoscienti, che cavillano su ciò che ignorano completamente!» (Ibidem, p. 450). 146

Profile for rivistaeuterpe

Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

Advertisement
Advertisement
Advertisement

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded