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RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

di tutti nel desiderio comune di sconfiggere la vita quotidiana in un futuro socializzato e l’amore a due come momento preliminare di realizzazione dell’amore collettivo. Ai Brik si deve l’incontro, nel 1929, con Veronika Polonskaja (detta anche Nora), giovanissima attrice del Teatro d’Arte di Mosca, citata nella lettera d’addio, che allora aveva ventidue anni ed era già sposata. L’incontro fu organizzato proprio al fine di guarire il poeta dall’amour fou che ancora provava per Tat’jana fino al punto di pensare di prenderla in moglie (sarà invece la donna, di lì a poco, a sposarsi con il visconte Bertrand du Plessis). E Majakovskij s’innamora di Nora (Veronika) e si lega a lei sempre di più. In quel fatidico 1930, Vladimir è trentasettenne, avverte tragicamente lo sfiorire degli anni e ne prova orrore. Inoltre, si sente profondamente solo, soffre per le stroncature, le accuse, le umiliazioni che gli vengono rivolte da più parti. L’inverno russo è particolarmente inclemente, è spesso affetto da febbre e tosse, è tormentato da affezioni polmonari. Lili e Osip Brik sono partiti. Ha rotto con gli amici del LEF (Fronte di sinistra delle arti) e il 6 febbraio ha aderito alla RAPP (Associazione russa degli scrittori proletari) che, in quanto custode dell’ortodossia ideologica, non aveva lesinato critiche feroci e velenose nei suoi confronti considerandolo un «intellettuale declassato», estraneo alla rivoluzione proletaria in quanto protagonista dell’avanguardia cubo-futurista con la sua smagliante e provocatoria blusa gialla. Il 1° febbraio era stata inaugurata una sua mostra intitolata “Venti anni di lavoro”, al cui allestimento si era dedicato con enorme dispendio di energie fisiche e nervose e che vide la partecipazione di tanti studenti e operai ma, ad eccezione di Viktor Šklovskij e di Osip Brik, fu disertata dagli scrittori e dai poeti nonché dalle autorità politiche, e la delusione (mista a risentimento) contribuì certamente a far maturare la decisione di entrare a far parte della RAPP. La rivoluzione, che Majakovskij concepì essenzialmente come strumento di palingenesi, possibilità di trasformare, con la società, la vita stessa (chimerico disegno delle avanguardie artistico-letterarie primonovecentesche), di realizzare le Comuni in cui risuonassero tante poesie e canzoni, aveva dato vita a un regime dai forti tratti burocratici e polizieschi e all’orizzonte si addensavano le plumbee nubi del realismo socialista. La barca dell’amore, costretta a navigare tra mefitiche acque stagnanti e perigliosi gorghi di angosciosa solitudine, era destinata a infrangersi rovinosamente – come si legge nei versi rinvenuti nella lettera d’addio – contro la vita quotidiana (byt) che per il poeta rappresentava la mortale routine negatrice del futuro, in quanto affermava la staticità e la noia di un presente strettamente collegato, senza soluzione di continuità, con le anticaglie polverose e soffocanti del passato. La sua era una permanente rivolta contro l’ordine esistente, contro l’inerzia dello stato più che contro lo Stato. E allora, forse, quando Majakovskij si rese conto che non esisteva più alcuna possibilità di realizzare l’utopia del futuro attraverso l’amore, decise di mettere il punto di una pallottola alla sua fine; ma volle ancora, in un estremo tentativo, ricercare l’utopia del futuro, proiettandosi verso i territori inesplorati della morte. Come i grandi romantici, come un Werther rivoluzionario, volle tentare, attraverso la morte, di fondersi nel Cosmo, di ricongiungere il suo cosmico Io con la Totalità dell’Universo: «Guarda che silenzio regna sul mondo / la notte ha rivestito il cielo del suo tributo di stelle / in ore come queste ti alzi e parli / ai secoli alla storia e all’universo».

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Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

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