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RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

liberata. Del resto a sei anni era già segnata la sua vita futura, regina! E cosa era per lei l’amore, per una regina! «L’amore? Se l’amore è una debolezza, è l’unica che si può perdonare, anche agli eroi». «Gli uomini sono come gli uccelli, cadono sempre nelle stesse reti, ed è sempre la rete della carne che attira i maschi, sempre e soltanto quella. Si è più felici a non dover ubbidire a nessuno che comandare il mondo intero. Io non amo gli uomini in quanto uomini ma per il fatto di non essere donne. Il matrimonio implica delle soggezioni alle quali io non mi sento di sottostare, e non posso prevedere quando sarò in grado di vincere questa ripugnanza».

Molte frasi dette da Cristina in questo ideale revival sono frasi realmente pronunciate dalla regina Cristina di Svezia, durante la sua vita. Le ho raggruppate tutte nello stesso spazio di tempo per focalizzare sinteticamente la personalità della regina, ma nella realtà sono state pronunciate in occasioni diverse e distanti. Così, la situazione di stallo si trascinava a corte mentre René sfidava il freddo, la distanza dalla Francia, le gelosie della corte, ma non era più capace di pensare soltanto ai suoi scritti! La regina aveva già capito o perlomeno intuito la sua voglia di abdicare, ma resisteva, non si abbandonava alla vita come la intravedeva nel cuore di Cartesio. In fondo entrambi erano sopraffatti dal dubbio che sovrano agitava la mente di Cartesio. Cristina sentiva che stava perdendo la partita con se stessa e cominciava a rendersi conto che era poverissima con tutti i suoi scettri in mano... perché stava abdicando a se stessa ed era peggio che abdicare al trono! Ma l’agguato del destino stava lambendo entrambi. L’inverno svedese si presentò micidiale, le stanze erano gelide, la biblioteca all’alba aveva colori lividi come le mani del filosofo non abituato a quelle temperature. Alla iniziale baldanza subentrava in entrambi la consapevolezza delle difficoltà, che somigliavano sempre di più al gelo svedese. Così Cartesio fu vinto dal freddo svedese, si ammalò di polmonite. Non volle farsi curare dai medici di corte temendo un complotto contro di lui che aveva acceso molte gelosie soprattutto per il potere che aveva sulla regina. Morì senza aver risolto il suo dubbio d’amore? O morì maledicendo la Svezia che gli toglieva l’amore incontrato e vissuto come l’ultimo ingannevole dono della vita? Alla sua morte la regina sembrò impazzire. E rimase preda di un’ansia di fuga da quello scenario di morte. Morte di un amore che l’aveva accesa alla vita vera dei sentimenti. Un incontro che l’aveva riconciliata con la sua verità di giovane donna. Abdicò, fuggì dalla Svezia verso Roma dove conobbe una vita completamente diversa. Così, anche se forse mai il loro amore si espresse con gesti, ne furono comunque travolti lasciando nella loro vita orme definitive, gravi, orme anche nel percorso della Storia indimenticabili e incancellabili. Bibliografia BUCKLEY VERONICA, Cristina regina di Svezia. La vita tempestosa di un’europea eccentrica, Mondadori, Milano, 2006. MAGNETTI DANIELA, C come Cristina, Mondadori, Milano, 2003. PIZZAGALLI DANIELA, La regina di Roma. Vita e misteri di Cristina di Svezia nell’Italia barocca, Rizzoli, Milano, 2002. QUILLET BERNARD, Cristina regina di Svezia, Mursia, Milano, 1985. SARLO FRANCESCO; LIBUTTI ANTONIO, Cristina di Svezia. Una fuga dalla femminilità, Edizioni Calice, 2003. 93

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Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

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