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RIVISTA DI POESIA E CRITICA LETTERARIA “EUTERPE” APERIODICO TEMATICO DI LETTERATURA ONLINE NATO NEL 2011 ISSN: 2280-8108 N°33 * LUGLIO 2021 * – WWW.ASSOCIAZIONEEUTERPE.COM

entrambi ne uscirono volando. Quando Androgeo, figlio di Minosse, morì ucciso da alcuni ateniesi infuriati perché aveva vinto troppo ai loro giochi disonorandoli, Minosse decise, per vendicarsi, che la città di Atene, sottomessa allora a Creta, di inviare ogni nove anni (o ogni anno) sette fanciulli e sette fanciulle ateniesi da offrire in pasto al Minotauro, che si cibava di carne umana. Questo avvenne finché Tèseo, eroe figlio del re ateniese Ègeo, si offrì come giovane da offrire in pasto al Minotauro per ucciderlo. Quando Teseo arrivò a Creta, Arianna, la figlia di Minosse e Pasifae, si innamorò di lui e lo aiutò a ritrovare la via d’uscita dal labirinto dandogli una matassa di filo che, srotolata, gli avrebbe permesso di seguire a ritroso le proprie tracce. Infatti, Teseo uccise il Minotauro e guidò gli altri ragazzi ateniesi fuori dal labirinto, grazie al filo che Arianna gli aveva dato e che lui aveva lasciato scorrere lungo il percorso. Minotauro è il desiderio irrazionale che si compie con la soddisfazione del bisogno fisico. Ma anche è l’indeterminismo ontico, che le fugaci emersioni dell’inconscio introducono come definizione del soggetto, non cessa di isolare nel soggetto un cuore, o come diceva Freud “Kern” di non-senso. L’inconscio è costituito da impulsi e fantasie che rappresentano desideri incompiuti, vissuti indelebili cacciati dalla coscienza o esperienze infantili che non sono mai giunte alla coscienza. Un altro esempio del simbolo e della metafora è il mito del vello d’oro nella cultura greca antica, che costituisce una grande narrativa. Il mito del vello d’oro sembrerebbe rifarsi ai primi viaggi dei mercanti-marinai protogreci alla ricerca di oro, di cui la penisola greca è assai scarsa. Da notare che tuttora nelle zone montuose della Colchide e delle zone limitrofe, vivono pastori-cercatori d’oro seminomadi, che utilizzano un setaccio ricavato principalmente dal vello di ariete, tra le cui fibre si incastrano le pagliuzze di oro. Altri studiosi ritengono che si tratti di una metafora dei campi di grano, scarso in Grecia, e che gli antichi Elleni si procuravano sulle coste meridionali del Mar Nero. Altri ancora lo ritengono l’oro degli Sciti. Il vero diventa come la matrice biologica. Il nome (αμνίον, da qui abbiamo la parola amnos «αμνός» cioè “l’agnello”, che ha tre significati: agnello, ragazzo, e servo) secondo la medicina «αμνίον» sono le acque al termine della gravidanza. La membrana involgente il feto. Un sacco membranoso di tessuto connettivo trasparente. La tragedia Medea di Euripide è piena dalla semiologia e piena dalle metafore e metonimie. Se il simbolo è un enigma come l’enigma della Sfinge secondo la mitologia, il simbolo nell’arte, e nella letteratura è un segno che sta per altro, cioè symballein secondo greco antico e moderno. In altre parole quest’altro non è il nostro simile o un altro soggetto, ma rappresenta in un certo qual modo l’alterità assoluta che il linguaggio e l’inconscio rappresentano per noi stessi. Linguaggio e inconscio ci vincolano costantemente alla nostra dipendenza da leggi di cui non siamo padroni, a una struttura che ci determina sin dalla nascita e che Lacan chiama ordine Simbolico. Il bambino, prima ancora che dalla propria madre, nasce nel regno dell’Altro. Viene alla luce già immerso nelle leggi del simbolico, e dai suoi primi giorni di vita l’infans alle dipendenze dell’Altro, il suo grido deve essere interpretato, le sue intenzioni incontrano la voce dell’Altro, quella dei genitori, diventando le loro parole. È attraverso l’interpretazione del grido come una domanda che il bambino viene introdotto al linguaggio. Quest’Altro esiste nella letteratura, nella poesia e nell’arte. Per questo Nietzsche diceva: «L'arte non ha altro fine che la creazione dell’arte stessa, ossia il gesto artistico non significa nulla. L’arte è per l’arte». Perché l’arte è l’assolutamente Altro. L’Altro è l’ordine simbolico della vita, perciò l’arte come espressione dell’Altro, è la più alta espressione umana di creatività e di fantasia, cosi il simbolo è un linguaggio universale dell'arte. Quindi un prodotto artistico nella maggior parte dei casi non è altro che il risultato 95

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Euterpe n°33 - "Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura"  

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